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Il cane non deve solo stancarsi: deve stare bene

Immagine del redattore: charlottewehrlin
charlottewehrlin
3 set
Tempo di lettura: 4 min

“L’importante è che torni a casa stanco.”

È una frase che sento spesso.

Quando si parla di passeggiate, attività, giornate all’aperto, asilo o semplicemente di come impegnare il proprio cane, sembra quasi che esista un parametro molto semplice per capire se abbiamo fatto un buon lavoro: quanto è stanco alla fine.

Ha corso tanto? Bene.


Ha giocato per ore? Benissimo.


È tornato a casa e si è addormentato immediatamente? Giornata perfetta.

Ma siamo sicuri che sia davvero così?

Un cane stanco non è necessariamente un cane appagato.

E credo che imparare a distinguere queste due cose sia uno dei passaggi più importanti per iniziare a guardare davvero il cane che abbiamo davanti.

Stanchezza e benessere non sono la stessa cosa

Naturalmente il movimento è importante.

Il cane ha bisogno di muoversi, esplorare, utilizzare il proprio corpo, fare esperienze e, quando ne ha piacere e possibilità, interagire con altri cani.

Ma aumentare continuamente la quantità di attività non significa automaticamente aumentare il suo benessere.

Possiamo stancare moltissimo un cane attraverso la corsa, il gioco frenetico, continui stimoli o interazioni sociali prolungate.

Alla fine della giornata sarà probabilmente esausto.

Questo, però, ci dice soltanto che ha consumato molte energie. Non ci racconta necessariamente come ha vissuto quelle ore.

Per capirlo dobbiamo osservare altro.

Dobbiamo chiederci se ha avuto la possibilità di scegliere, di allontanarsi, di fermarsi. Se è riuscito a rilassarsi. Se ha esplorato. Se ha potuto annusare. Se le interazioni che gli abbiamo proposto erano davvero piacevoli per lui.

E soprattutto dobbiamo chiederci una cosa che spesso dimentichiamo:

ha avuto anche il tempo di non fare niente?

Abbiamo riempito anche la vita dei cani

Viviamo in una società in cui essere impegnati sembra essere diventato sinonimo di stare bene.

E, senza rendercene conto, abbiamo trasferito questa stessa idea ai nostri cani.

Passeggiate, giochi, attività, sport, incontri, aree cani, esercizi, esperienze.

Dobbiamo continuamente “fare qualcosa con loro”.

Eppure il benessere non nasce soltanto dal fare.

Nasce anche dalla possibilità di fermarsi.

Un cane dovrebbe poter attraversare momenti diversi durante la propria giornata: attività, esplorazione, relazione, gioco, osservazione, riposo.

Non tutto deve essere straordinario.

Non tutto deve diventare un esercizio.

Non ogni passeggiata deve avere l’obiettivo di stancarlo.

A volte una buona esperienza può essere semplicemente avere il tempo di annusare un prato senza essere continuamente richiamato.

Sedersi accanto alla propria persona e guardare ciò che succede.

Camminare senza fretta.

Dormire.

Anche giocare troppo può essere troppo

Il gioco è meraviglioso.

Ma anche qualcosa di piacevole può diventare eccessivo quando non esistono pause.

Lo vediamo facilmente nei cani che sembrano non fermarsi mai.

Corrono, rincorrono, giocano, ripartono. Se un cane si allontana ne cercano immediatamente un altro. Sembrano divertirsi tantissimo e spesso noi interpretiamo quella continua attività come la prova definitiva del loro benessere.

Ma un cane molto attivato non sempre è anche un cane sereno.

A volte semplicemente non riesce più a fermarsi.

Ed è qui che l’osservazione diventa fondamentale.

Un cane capace di vivere un’esperienza positiva non è soltanto quello che partecipa.

È anche quello che, a un certo punto, riesce a dire: basta.

Si allontana.

Si sdraia.

Cerca uno spazio tranquillo.

Annusa per conto proprio.

Oppure semplicemente smette di interagire.

E poter rispettare quel momento è importante tanto quanto avergli permesso di giocare.

Non tutti i cani hanno bisogno delle stesse cose

Questo è probabilmente il punto che mi sta più a cuore.

Non esiste una giornata perfetta valida per tutti i cani.

C’è il cane che ama profondamente l’interazione sociale e quello che preferisce pochi compagni selezionati.

Quello che adora muoversi e quello che si appaga moltissimo attraverso l’esplorazione olfattiva.

Il giovane che ha bisogno di fare esperienza del mondo.

L’adulto che ha già imparato a scegliere.

L’anziano che magari desidera ancora partecipare, ma con tempi completamente diversi.

E poi ci sono razza, storia personale, carattere, stato emotivo, esperienze precedenti.

Per questo parlare genericamente di “far sfogare il cane” mi è sempre sembrato riduttivo.

Prima ancora di chiederci cosa possiamo fargli fare, dovremmo imparare a chiederci:

di cosa ha bisogno questo cane, oggi?

È anche il principio su cui ho costruito il mio asilo

Quando ho scelto di lavorare con piccoli gruppi di cani, non l’ho fatto perché quattro o cinque cani fossero più semplici da gestire rispetto a venti.

L’ho fatto perché volevo poterli osservare.

Conoscerli.

Accorgermi se qualcosa cambia.

Poter decidere che oggi un cane ha voglia di interagire molto e domani magari preferisce stare per conto proprio.

Nel mio asilo ci sono momenti di gioco e di movimento, naturalmente.

Ma ci sono anche pause, esplorazione, riposo e momenti in cui apparentemente non succede niente.

E quel “niente”, per me, ha un valore enorme.

Perché non voglio che un cane torni a casa semplicemente esausto.

Voglio che abbia trascorso una giornata rispettosa dei suoi bisogni.

Se poi dorme profondamente sul divano, benissimo.

Ma vorrei che quel sonno fosse il risultato di una giornata piena nel senso più bello del termine, non semplicemente di ore trascorse a consumare energie.

Forse dovremmo cambiare domanda

Quando il nostro cane torna da una passeggiata, da un’attività, da una giornata fuori casa o dall’asilo, forse dovremmo smettere di domandarci soltanto:

“Quanto si è stancato?”

E iniziare a osservare qualcosa di più sottile.

Come rientra?

Come riposa?

È tranquillo?

È ancora agitato e alla ricerca continua di qualcosa da fare?

Riesce a fermarsi?

E, soprattutto, durante quella giornata ha avuto la possibilità di essere davvero se stesso?

Perché il nostro obiettivo non dovrebbe essere avere un cane abbastanza stanco da non crearci problemi.

Dovrebbe essere aiutarlo a costruire una vita nella quale possa sentirsi compreso, appagato e sereno.

E qualche volta, per riuscirci, dobbiamo imparare anche noi a fare un po’ meno.

E osservare un po’ di più.


 
 
 

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